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Non c’è una data esatta per la nascita del sapone. Anticamente si usava carbonato potassico (estratto di ceneri) o carbonato ammonico (urina putrefatta); nell’antico Egitto per l’igiene del corpo si faceva uso di oli e unguenti. Si ritiene che il metodo di fabbricazione sia stato introdotto in Europa intorno al 600 a. C. dai Fenici. Galeno (129-200 d. C.) parla della produzione vera e propria di sapone con grassi, calce e ranno (acqua bollente filtrata attraverso uno strato di cenere). Acido grasso. «Chimicamente il sapone è un sale di un acido grasso con la proprietà di avere un’estremità le cui molecole contengono legami polari (alcuni atomi hanno forte tendenza a cedere elettroni e altri ad acquistarli), solubile in acqua, e una catena di atomi di carbonio solubile in composti organici non polari» spiega Elisabetta Ammannati, chimica cosmetologa. Macchia inglobata. «Una volta disperso in acqua, il sapone orienta la parte polare verso molecole d’acqua e l’altra parte verso lo sporco o l’unto. La macchia viene così inglobata una struttura (micella) formata da più molecole di sapone, in cui la parte solubile nei composti organici è orientata proprio verso la macchia. Lo sporco viene così dissolto nella micella e quest’ultima, con il risciacquo o lo sfregamento della superficie, viene facilmente allontanata».
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