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Una costruzione in bambù dura 20 anni, una in cemento 50. Ma la seconda ha bisogno di continua manutenzione, e costa molto di più.
Il bambù appartiene alla famiglia delle graminacee, la stessa di frumento e riso, ma assomiglia più a un albero che a un’erba: i suoi steli possono raggiungere i 40 metri di altezza. E la pianta che cresce più velocemente in tutto il mondo vegetale. Alcune varietà, ce ne sono più di mille, crescono di oltre un metro al giorno: un fenomeno visibile anche a occhio nudo. Il bambù è diffuso in Asia, Africa e America. Da esso si ricava un po’ di tutto: cibo, medicinali, bevande alcoliche, carta, carburante. Più resistente dell’acciaio. Nei Paesi orientali viene preferito ad altri materiali per costruire case, ponti, impalcature. Il culmo, lo stelo cilindrico, è formato da una serie di celle vuote. Sono incolonnate una sull’altra e divise da pareti legnose, che corrispondono agli anelli visibili all’esterno. Questa struttura rende il bambù elastico e robusto: la resistenza alla trazione è superiore di 1,2 volte a quella dell’acciaio. Le costruzioni in bambù resistono agli uragani e ai terremoti. E durano più di 20 anni. Apparentemente meno di quelle in cemento armato (vita media di 50 anni), che però hanno bisogno di manutenzione continua.
Ponti di canne. Con un pò di aiuto (le parti deteriorate vengono via via sostituite) un ponte sul fiume Min a Sichuan (Cina) ha superato i 1.000 anni di età.
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